Una breve riflessione suoi rapporti tra Stato e Chiesa in Italia alla luce degli ultimi eventi

Nei suoi rapporti con lo Stato italiano, circa gli ultimi eventi relativi alla gestione della liturgia e della vita della fede, in relazione all’emergenza coronavirus, nei fatti, la Chiesa Cattolica italiana è diventata una Chiesa Protestante o, almeno, si è comportata come tale. Infatti, molto probabilmente, pur senza volerlo, ha di fatto avallato la vittoria della “dottrina dei due regni” di Lutero.

Secondo questa dottrina, infatti, Chiesa e Stato sono separati allo stesso modo in cui la vita interiore dell’anima (la fede come sentimento ed elemento irrazionale o, nella migliore delle ipotesi, a-razionale dei luterani deriva da questo) è nettamente distinta da quella esteriore, la quale compete interamente allo Stato. Il luteranesimo chiede, dunque, al fedele una fedeltà allo Stato senza precedenti; quello luterano però, si badi bene, è già uno stato secolarizzato, uno Stato che non è più al servizio della fede, sebbene inizialmente, nella mente di Lutero, poteva ancora esserlo. Altro è, invece, almeno negli intenti, quello dello Stato Cesaro-papista ortodosso del modello sia bizantino che russo. Lo Stato luterano è già uno Stato postcristiano, un vero leviatano di hobbesiana memoria, in quanto nasce da una frattura nella Chiesa occidentale e con il rifiuto della sua visione del rapporto tra i due poteri: sacerdozio e regno così come nella res publica Christiana si era andato realizzando, sia pure in maniera sempre parziale e conflittuale, nel medioevo. Il protestantesimo si sviluppa in area germanica e nord europea come sostegno e conferma del processo di costituzione degli stati nazionali al di fuori dell’impero.

A sua volta, detto per inciso, questo conflitto in occidente tra Stato e Chiesa era stato generato dal fatto che di fatto l’Impero occidentale era nato come creatura della Chiesa. Ma affrontare adesso questo argomento ci porterebbe molto lontano dal tema in questione. Per tornare alla considerazione su Lutero, va detto che secondo la dottrina luterana dei due regni, il cristiano interiormente riconosce solo la legge evangelica (regno della Chiesa), invece, esteriormente, nella vita sociale di tutti i giorni, incluse le domeniche e le feste comandate, il cristiano è tenuto ad obbedire alla legge dello Stato (regno terreno). Del resto, Pio IX aveva compreso benissimo che il cavouriano “Libera Chiesa in Libero Stato” avrebbe condotto a questo, cioè ad un asservimento della Chiesa allo Stato. E ciò in quanto il principio su cui si fonda lo Stato nazionale italiano è esso stesso un principio di teologia politica di matrice luterana, detto per inciso, il legame tra protestantesimo liberalismo non è stato ancora studiato a fondo. Poiché il comportamento, alla luce degli ultimi eventi, della Chiesa italiana nel suo insieme, è stato questo, proprio per questo motivo - e i fatti sotto i nostri occhi lo dimostrano ampiamente - la vagheggiata uscita dall’epoca costantiniana, salutata come una panacea dalla Nouvelle Theologie, uscita che avrebbe dovuto inaugurare una nuova epifania della fede, risulta essere invece un vero fallimento. È un fallimento che conduce la Chiesa ad essere sempre più asservita allo Stato, di uno Stato che diventa sempre più postcristiano e laicista. Ma cosa c’è – ci domandiamo - dopo il cristianesimo se non l’apocalisse? 

La Chiesa italiana, accettando con spirito accomodante e remissivo le normative ad inizio epidemia e poi il Protocollo d’intesa circa la riapertura delle Chiese ha, nei fatti, sugellato questo principio o, forse, servendosi proprio della ingerenza dello Stato, almeno nella sua parte più progressista, ha contribuito al processo di secolarizzazione, dando così una notevole accelerazione al progetto della sua "Decrescita felice" in ambito religioso e teologico. Tant'è che oggi si può tranquillamente parlare di "Teologia minima" intendendo con questo termine lo spostamento della teologia verso la sociologia.  

Paradossalmente questo stato di cose rimette in gioco la questione del rapporto tra Stato e Chiesa in Italia e in Occidente, e presenta la necessità “ideale” o del ritorno ad uno Stato della Chiesa e ad un impero cristiano in Europa, oppure a quella che Solovëv chiamava la “libera Teocrazia”, ovvero al modello Bizantino e Russo del rapporto tra Stato e Chiesa, valido però se e solo quando lo Stato è Cristiano. Così facendo, l’illusione postmodernista di certa teologia di contribuire attivamente al ritorno ad una Chiesa marginale in un contesto, visto erroneamente come neutro ma in realtà anticristiano, non riporta affatto la Chiesa alle sue origini evangeliche - qui ermeneuticamente lette dai nuovi teologici con tutti i pregiudizi (intesi gadamerianamente) illuministi - la conduce, invece, pur non volendo ad una condizione apocalittica. Mi rendo conto che molti – se solo potessero - cancellerebbero l’apocalisse giovannea dal testo sacro perché vedono il futuro in maniera rosea, ma sta di fatto che in quella direzione si va.

Comprendiamo che invece la storia va verso la sua meta "ideale" attraverso il calvario che si presenta o come un nuovo medioevo, in cui l’Europa implode completamente, frantumata dalla creazione di zone franche al di fuori del controllo dello Stato; oppure come una realtà imperiale. Una realtà decisamente anticristiana, globale e totalitaria, apparentemente democratica, in cui la persona, ridotta ad individuo collettivizzato e massificato, sarà sempre di più, come corpo e come mente, oggetto del bio-potere di uno Stato molochiano, il cui unico obiettivo sarà quello di creare una moltitudine immensa di schiavi sotto una Casta sacerdotale di tecnoscienziati al cui vertice ci sarà una super casta di eletti simile agli antichi faraoni egizi.